Una nota di chiarimento: la nostra proposta sul lavoro

La proposta (vedi la proposta) ha suscitato molte prese di posizione per lo più critiche. La maggior parte di queste critiche si basa su una scarsa comprensione del testo che probabilmente, nello sforzo di sintesi, non ha  illustrato a sufficienza tutti gli aspetti della questione.

Innanzi tutto va chiarito lo spirito del provvedimento. Sbaglia chi crede che, approfittando delle difficoltà in cui si dibatte la nostra economia, si vogliano ridurre le giuste tutele dei lavoratori. Tutt’altro! Noi vogliamo tentare di mettere in movimento una situazione che – di là dagli effetti della crisi – si è sostanzialmente cristallizzata: da un lato aziende angosciate dalla rigidità del rapporto di lavoro (e che per ciò rinunciano ad assumere); dall’altra persone disperate che non riescono a trovare lavoro.

Di qui l’idea di un provvedimento in deroga. Non vogliamo mettere in discussione l’«esistente», anche perché l’attuale normativa in materia di lavoro è così complessa che rischieremmo di fare molti errori. Vogliamo solo offrire un sostegno temporaneo senza pregiudicare alcunché dell’«esistente», in attesa che si superi questo stato di emergenza e che la ripresa dell’economia crei stabilmente nuovi posti di lavoro. leggi tutto

UN POSSIBILE PROVVEDIMENTO PER RIDURRE LA DISOCCUPAZIONE

Nel 2007 il tasso di disoccupazione in Italia era al 6.1%, da quel momento in poi esso è costantemente cresciuto fino a superare oggi largamente il 10%. In valore assoluto la disoccupazione presenta numeri impressionanti. Siamo consapevoli che sono numerosi gli elementi che incidono sull’occupazione, ma crediamo anche che gli oneri fiscali e soprattutto la burocrazia siano fattori chiave nel facilitare o ostacolare nuove assunzioni. Questo provvedimento, che ha un carattere di chiara eccezionalità e emergenza, vuole contribuire, attraverso procedure in deroga, ad alleviare gli effetti a volte drammatici della disoccupazione.

 

PER RIDURRE LA DISOCCUPAZIONE

 

Nei 24 mesi successivi alla data di approvazione del presente decreto legge, possono essere stipulati – in deroga alle norme esistenti – contratti di lavoro disciplinati nel modo di seguito esposto.

Durata: 

il contratto è triennale e non è rinnovabile. Può essere risolto ad iniziativa di una delle parti, senza motivazione, con un preavviso di 30 giorni.

Retribuzione:

min. 800,00 max. 1.000,00 euro mensili in caso di contratto a tempo pieno,

- min. 400,00 max. 500,00 euro in caso di contratto a tempo parziale (4 ore).

Questi importi non sono assoggettati ad alcun tipo di contributi né a carico del datore di lavoro né del lavoratore.

Detti importi vanno corrisposti, senza alcuna ritenuta fiscale, interamente ai lavoratori. Non è prevista tredicesima né altra mensilità aggiuntiva. leggi tutto

Grazie di essere venuti

E’ inutile raccontarci storie: vivere e lavorare in Italia è sempre più difficile. Chi può se ne va, chi non può sembra costretto a subire questa lenta e dolorosa decadenza.

Che cosa possiamo fare? La prima idea, la più radicale, è distruggere tutto, lanciare monetine, cacciare i politici e la classe dirigente che ci ha portato fino a questo punto, mettere in discussione tutte le istituzioni. Ma poi?

Distruggere per distruggere non ha molto senso. Nell’ipotesi migliore ci fa perdere tempo prezioso. Nell’ipotesi peggiore potremmo trovarci in una situazione addirittura più drammatica di quella attuale, in balia di idee demagogiche e personaggi senza scrupoli pronti a cavalcarle.

Assodato che le cose vanno cambiate, dobbiamo discutere sul come. Possiamo elaborare tante idee, ma una cosa è chiara: non possiamo più limitarci a protestare e lanciare monetine. Non possiamo più credere che la soluzione sia dare una delega in bianco ad una persona che risolva per nostro conto tutti i problemi.

L’unico modo per cambiare è impegnarsi in prima persona, partecipare in maniera vera e sistematica alla vita civile del nostro paese. Dobbiamo capire in profondità i mali di cui soffriamo. Dobbiamo saper trovare le soluzioni più adatte, affidandone la realizzazione a persone capaci e credibili, diverse da quelle che ci hanno condotto in questa situazione. Solo così possiamo sperare di venirne fuori. Non possiamo più permetterci la sola indignazione.

Non vi sono alternative al nostro impegno personale e alla costruzione di un’idea per cambiare l’Italia.

Questo è lo spirito che ci anima. Buona lettura.

Il Sole 24 Ore – di Pellegrino Capaldo – Come battere l’inerzia del credito

È proprio così. Salviamo (almeno) il salvabile: con queste parole, nell’editoriale di domenica scorsa, il direttore di questo giornale sintetizzava l’esigenza di fare qualcosa per salvare le tante aziende ancora vitali ma afflitte da crisi finanziaria che, se non arginata in tempo, le porta inesorabilmente al dissesto. La crisi finanziaria è la forma più leggera di crisi, perché l’impresa che ne è colpita ha ancora un suo mercato, ha ancora una sostanziale vitalità, che la pone in grado di remunerare alle correnti condizioni di mercato i mezzi finanziari di cui ha bisogno ma che, purtroppo, non riesce a reperire.

Questa crisi, se trattata in tempo, è agevolmente curabile e la cura consiste proprio nel farle affluire risorse finanziarie in linea con le caratteristiche del suo fabbisogno. leggi tutto

Il Sole 24 Ore – di Roberto Napoletano – Salviamo (almeno) il salvabile

«Direttore, lo scriva per favore che non ce la facciamo più». «Le nostre aziende sono sane, ripeto sane, ha capito bene, ma possono comunque fallire da un giorno all’altro, un Paese ridotto così non è un Paese serio». Sono a Torino, al Lingotto, il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi, ha chiuso i lavori di una due giorni della piccola impresa segnata da un minuto di silenzio in piedi «per chi ha perso l’impresa e per chi resiste».

Ha iniziato il suo intervento parlando da imprenditore e da «italiano» e ha concluso così: «Se chiudono le imprese, muore il Paese». Guadagno l’uscita e incrocio altri sguardi allarmati, penso al FATE PRESTO del novembre del 2011, al BASTA GIOCHI di un paio di settimane fa, penso al contatore delle imprese che chiudono ogni giorno che abbiamo deciso di mettere in prima pagina e ci riserva sorprese quotidiane sempre amare. leggi tutto

Il Sole 24 Ore – di Pellegrino Capaldo – L’Europa cambi, è ancora in tempo

Forse riusciamo ancora ad evitare di essere stritolati dal mostro che stiamo creando. Mi riferisco all’«Europa». Politici disattenti e tecnici incolti, privi di fantasia, la stanno trasformando in una vera e propria trappola mortale. La colpa evidentemente non è dell’idea di Europa e di chi tenacemente l’ha perseguita; resta una grandissima idea, di fondamentale importanza per i nostri destini.

E sbaglierebbe chi, di fronte agli evidenti (ed evitabili) errori degli uomini, volesse sbrigativamente liquidarla. La questione non riguarda l’esistenza dell’Europa – che è fuori discussione – ma come essa debba essere costruita. leggi tutto

Follini: “Il centro può rinascere, ma deve superare Monti e le nostalgie DC”

Intervista a Marco Follini di Dino Martirano, Corriere della Sera dell’8 Marzo 2013.

«Io credo che il centro non possa essere liquidato così, nel silenzio… Anzi, il centro può rinascere come antidoto al grillismo che propone uno schema basato su democrazia diretta, assemblearismo, leadership con qualche tratto di eccesso di potere nella Rete. Invece, anche se oggi non va di moda, l`idea di una democrazia che procede per gradi, che vive di forze intermedie e si alimenta di elaborazione e di rappresentanza, tornerà a essere punto di riferimento per tutta quella parte del Paese che non si riconosce nel grillismo, inteso non solo come piattaforma politica ma come modo di stare al mondo. In altre parole, credo che il centro possa essere il punto di riferimento per chi non vede in Grillo l`elemento della novità ma vede come in lui il rischio della prepotenza».

Il ragionamento di Marco Follini – senatore uscente del Pd che ha alle spalle un passato importante nella Dc e nell`Udc – ha un orizzonte strategico più che tattico. Perché, insiste Follini, «siamo in un`emergenza che non si risolve con soluzioni improvvisate…»: il Paese, a questo punto, è «fortemente disunito e il luogo naturale in cui ci si dà meglio da fare per avviare un`opera di ricucitura è quello che un tempo si chiamava il centro sinistra con il trattino. Quella formula che distingueva le due parti tenendole unite. leggi tutto

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